lunedì 5 luglio 2010

Festa di San Pietro e Paolo a Galatina (28 - 30 giugno 2010)


Tutto ruota intorno a un pozzo. Al centro di Galatina, in una cappella serbata nell'anima di un palazzo antico, oracolo e ombelico del Salento, scorre l'acqua salvifica purificatrice di corpi che in altri tempi qui trovarono pace, redenti. Succedeva che, nella terra del rimorso arsa dal sole di giugno Galatina si preparava alla festa patronale dei suoi santi Pietro e Paolo, sui lucidi basoli ricamava le piu' belle luminarie, le bande diffondevano alla piazza le sinfonie colte e le giovinette tiravano indietro i capelli e vestivano gli abiti migliori per andare incontro all'amore.Succedeva anche che, negli altri paesi del salento, gemme di una corona immaginaria attorno a Galatina, corpi di donne gemevano a ritmi frenetici, morsi dal veleno del ragno "della noia", e parenti e vicini le rimiravano dolenti in attesa che l'esorcismo scandito dal musico si compisse. Alla vigilia della festa, il 28 giugno di ogni anno, i galatinesi assistevano a due processioni: quella dei simulacri che andavano a prendersi le chiavi della citta' a passo di banda, e quella delle tarantate e di quelle che erano state liberate, che andavano a bere l'acqua del pozzo, a purificarsi dal dolore, dalle sconfitte nella continua battaglia della vita, dalle ferite dell'anima ricucite nell'equilibrio temporaneo di un anno, quando il tabacco le avrebbe riportate ai campi, al ragno, alla "noia". Fuori le ragazze in eta' da marito facevano occhi dolci all'innamorato. Dentro la cappella, vestite di bianco, al cospetto del loro sposo San Paolo, le tarantate invocavano la grazia, strisciavano le proprie speranze, si stordivano in un anelato e virtuale amplesso, scrollandosi cosi' il peso di una vita di privazioni, di anonimato nella gerarchia della societa'...leggi tutto

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