mercoledì 16 febbraio 2011

Attilio Manca: un enigma ancora da sciogliere (da Antimafia 2000)

di Lorenzo Baldo -  In antitesi con il detto popolare che il tempo lenisce le ferite, ogni richiesta di giustizia mancata acquisisce anno dopo anno ulteriore sofferenza, rabbia e ansia per il rischio di un oblio generale. La richiesta di giustizia sulla morte dell'urologo siciliano di 34 anni, Attilio Manca, pesa sulle spalle della sua famiglia che fin dal momento del ritrovamento del cadavere del proprio congiunto, il 12 febbraio 2004...
...non si è mai arresa di fronte a quello che venne indicato frettolosamente come “suicidio”. Quel giorno il corpo di Attilio veniva ritrovato riverso trasversalmente sul piumone del letto, seminudo. Dal naso e dalla bocca era fuoriuscita un’ingente quantità di sangue, che aveva finito per provocare una pozzanghera sul pavimento. Il suo volto presentava una vistosa deviazione del setto nasale. La relazione autoptica, pur lacunosissima (tanto che in seguito il Gip si è trovato costretto a ordinarne un’integrazione), e quella tossicologica avrebbero successivamente attestato che nel sangue e nelle urine di Attilio Manca erano presenti tracce di un rilevante quantitativo del principio attivo contenuto nell’eroina, di un consistente quantitativo di Diazepam, principio attivo contenuto nel sedativo Tranquirit, e di non ingente sostanza alcoolica; la causa della morte di Attilio Manca andava quindi ricondotta all’effetto di quelle tre sostanze, che avevano provocato l’arresto cardio-circolatorio e l’edema polmonare. Sul corpo di Attilio Manca erano visibili, al braccio sinistro, due segni di iniezioni (corrispondenti a due siringhe ritrovate nel suo appartamento), una al polso ed una all’avambraccio; su tutto il resto del corpo non era visibile traccia alcuna di iniezioni, recenti o datate. Di fatto Attilio Manca era un mancino puro e compiva ogni atto con la mano sinistra. Un'evidente “anomalia”, ma non l'unica. Un anno dopo, il 20 febbraio 2005, la Gazzetta del Sud pubblicava le dichiarazioni di Ciccio Pastoia, il capomafia di Belmonte Mezzagno che si sarebbe suicidato in carcere un paio di giorni dopo. Dichiarazioni secondo cui un urologo siciliano si sarebbe occupato di Provenzano nel suo rifugio. Sempre a Febbraio del 2005 uscivano sui quotidiani le dichiarazioni del neo pentito Mario Cusimano, della cosca di Villabate (uno di quelli che si occupò della latitanza di Bernardo Provenzano), arrestato nella maxi operazione del gennaio 2005 “Grande Mandamento”. Mario Cusimano raccontava del viaggio a Marsiglia di Bernardo Provenzano per operarsi alla prostata. A quel punto i genitori si ricordavano che Attilio proprio in quel periodo era stato in Costa Azzurra e che da lì aveva fatto ben due telefonate. La probabilità che Attilio Manca (tra i primi urologi in Italia a operare per via laparoscopica) fosse stato chiamato per visitare nel post operatorio il capo di Cosa Nostra e che per questo fosse stato successivamente eliminato, non è mai stata riscontrata, ma tanto meno non è stata esclusa del tutto. A distanza di 7 anni l’inchiesta è momentaneamente sospesa...leggi tutto

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