giovedì 5 gennaio 2012

Pippo Fava e il suo viaggio in Sicilia l'inchiesta per la Rai mai trasmessa (dal Corriere della Sera)

La proiezione nell'anniversario della morte del giornalista

“Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, accelera le opere pubbliche, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane”. Pippo Fava scriveva cose del genere. Parole che a 28 anni dalla morte restano una grande lezione civile e professionale. Il mestiere del giornalista come argine per eccellenza alle degenerazioni della convivenza civile. Ma Fava era soprattutto un profondo conoscitore della mafia e della sua capacità di corrompere il tessuto sociale ed economico. Ecco perché conserva una straordinaria forza profetica anche la sua ultima intervista rilasciata ad Enzo Biagi. “Sul problema della mafia – sosteneva- c’è un’enorme confusione. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità che credo abiti in tutte le città italiane e europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante”...leggi tutto

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