mercoledì 4 gennaio 2012

“Riprendiamoci la Rai”. Tutti, non i dipendenti (dal Fatto Quotidiano)

Sarebbe veramente un peccato se la campagna intitolata “Riprendiamoci la Rai” restasse una iniziativa dei soli dipendenti del servizio pubblico, come se esso dovesse continuare a rimanere un campo riservato a pretese politiche da un canto e micro-corporative dall’altro. Del resto ai cittadini – travolti peraltro, in questa fase, da ben altre problematiche nei loro rapporti con lo Stato – è stata sollecitata, in rete e sui giornali, solo una protesta contro… il terrificante aumento di un euro e cinquanta centesimi del canone Rai. E intanto ricominciano a volare gli avvoltoi: gli interessati allo smantellamento del servizio pubblico radiotelevisivo.
Il canone, formalmente, è il tributo dovuto allo Stato per la proprietà dell’apparecchio televisivo. Di fatto viene passato alla Rai. Ma nessuno ricorda ai disorientati cittadini che, nella sostanza, di esso non gode solo il servizio pubblico ma anche e forse di più Mediaset. L’attuale assetto del sistema televisivo si basa infatti sul computo delle risorse del settore (canone più pubblicità) e quindi sull’attribuzione del canone alla Rai in cambio di un tetto alla sua capacità di raccolta pubblicitaria. Con il risultato di consentire alle tre reti di Berlusconi dipapparsi due terzi degli investimenti pubblicitari complessivi, lasciando alle tre reti della Rai (che peraltro ha ascolti più alti) solo un terzo...leggi tutto

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