mercoledì 18 dicembre 2013

Discarica di Cupinoro: vent’anni di veleni e vergogna per la Malagrotta del futuro (da Salviamo il Paesaggio)

Il sito di stoccaggio che da decenni minaccia la salute dei cittadini e deturpa uno dei territori più belli del Lazio, a vocazione agricola e ricco di storia, sta per essere ampliato. I Comitati: “Per interessi economici si continua a preferire il ricorso alle discariche a scapito della raccolta differenziata”.

Il terzo mondo è qui, da decenni. Piccole “Terre dei fuochi” crescono nella Tuscia Viterbese, in uno dei lembi più ricchi di cultura, storia, paesaggi e peculiarità agricole del Lazio. La discarica di Cupinoro, nei pressi di Bracciano a nord di Roma, è l’ennesimo esempio made in Italy di degrado ambientale e uso dissennato del territorio.
“Da 20 anni rifiuti di ogni genere vengono seppelliti a Cupinoro”, dicono dall’associazione Salviamo Bracciano del Forum Salviamo il Paesaggio, che da tempo di oppone al progetto di ampliamento del sito e per la bonifica dell’area, “e ora i cittadini devono convivere con una montagna di veleni alta 80 metri. Le promesse dell’avvio della raccolta differenziata sono state disattese e ad oggi 25 Comuni continuano a sversare con questa modalità, senza che per questo nessuno provi vergogna”. In effetti la vicenda lascerebbe di stucco se non fossimo, ormai, tristemente abituati a certi scempi.
Ma andiamo con ordine. La discarica di Cupinoro è gestita dalla società Bracciano Ambiente S.p.a. di proprietà del Comune di Bracciano, il quale rilascia, in favore dell’azienda stessa, in data 10.01.2013, il permesso di costruire n.02/2013 protocollo 844. L’atto ha per oggetto: “Movimenti di terra, riprofilatura e sistemazione del piano basale di una parte della ex cava Vaira situata all’interno della discarica di Cupinoro”. Si gettano quindi le basi per l’allargamento.
Successivamente, il 9 settembre 2013, la Bracciano s.p.a indice un’asta pubblica “per la vendita di spazi di conferimento per rifiuti nell’invaso a terzi operatori economici”. Il tutto all’insaputa dei cittadini, aggiungono dal comitato.
Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, che avrebbero dovuto decidere rispettivamente entro il 25 e 29 novembre se concedere o meno le autorizzazioni all’ampliamento del sito rimandano il tutto e in questo vuoto decisionale interviene il commissario straordinario ai rifiuti Goffredo Sottile, che dispone un decreto con il quale “in via immediata e urgente si autorizza l’utilizzo fino al 31 dicembre 2013 del sito di Bracciano per lo sversamento dei rifiuti trattati di Roma”, dopo la chiusura di Malagrotta, “Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano”, oltreché, s’intende, anche degli altri 25 Comuni della zona. Ovviamente non è dato sapere cosa accadrà all’immondizia della Capitale dopo il 31 dicembre.
A questo punto i cittadini si mobilitano. I lavori di ampliamento del sito, infatti, “si riferiscono a un volume immenso, 450.000 metri cubi”, fanno sapere da Bracciano stop discarica, comitato che unisce diverse sigle del territorio impegnate in questa battaglia, “che vanno ad aggiungersi a quelli della collina di rifiuti che si staglia all’orizzonte per un’altezza di circa 80 metri in un territorio agricolo, di pregio paesaggistico, vincolato, archeologico, turistico, dove vive fauna protetta e dove, a tutt’oggi, non si conoscono i dati relativi all’inquinamento del suolo, delle falde acquifere, dell’aria e, soprattutto, l’incidenza sugli esseri viventi, decine di migliaia di abitanti”...leggi tutto

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