sabato 17 maggio 2014

Dichiarazione dei redditi: Imposte ed Impostori (da Mente Critica)

rapina.jpgTipo voi, le pagate le tasse? Io me lo sono chiesto con un certo fervore negli ultimi tempi. Dandomi, peraltro, sempre risposte evasive. Io lo Stato lo ascolto: con tutti i soldi che gli do, fammi almeno sentire che dice. Dice che è ora di mandare i Carabinieri a scuola. Io è un po’ che lo dico, ma loro giustamente hanno obiettato che se avessero voluto andare a scuola adesso sarebbero ragionieri, non Carabinieri. Dice anche che sarebbe un’idea geniale rendere obbligatori per gli studenti italiani, sei mesi di erasmus. Anche questo lo sostengo da un po’, ma credo che dovremmo elaborare sistemi migliori per risolvere il problema del calo delle nascite. Dice che i dirigenti statali possono anche rubacchiare, basta che non esagerino. Chessaràmmai! Dice cose davvero interessanti. Mi scappa la pipì, ma la trattengo: non vorrei perdermi una di queste dicerie mentre sono in bagno. Insomma mi sono chiesto: ma io a chi fuffolo li do tutti sti euri?
tasse-640.jpgFacciamo prima un po’ di chiarezza. Si usa genericamente il termine “tasse”, ma le cose non sono così semplici. Le tasse sono infatti solo uno dei tre tipi di tributi esistenti. Ci sono leimposte che si chiamano così non perché sbattono quando c’è vento, ma perché vengono imposte senza troppi complimenti e il cittadino deve corrisponderle senza alcuna prestazione in cambio (più propriamente per finanziare pubblici servizi di cui magari non ci si giova mai). Si dividono in dirette e indirette (a volte uno spazio cambia il senso di una frase) . Le imposte dirette colpiscono direttamente il patrimonio. In pratica il rapporto Stato – cittadino si svolge così:
S: “Hai un certo numero di euri?”
C: (facendo il vago) “Mah, una cosa onesta”
S: “Dammene un terzo”
C: “Perché? Non ho fatto niente, non sono stato io”
S: “Io sì, sgancia”
Quelle indirette colpiscono il valore dei beni. Per esempio, l’IVA, l’ICI le imposte di bollo. Qui il rapporto funziona così:
S: “Hai una casa?”
C: “Una casa, non esageriamo, diciamo che ho un mutuo col tetto”
S: “Non interessa, paga l’ICI”
L’anno seguente:
S: “Ce l’hai ancora la casa?”
C: “Ahò che porti jella? Devo ancora comprare i lampadari”
S: “Non interessa, ridammi l’ICI”
C: “Io? Guarda che ce l’hai tu, te l’ho dato l’anno scorso”
Le imposte indirette nascondono dei perniciosi meccanismi esponenziali. Per esempio quando paghiamo la bolletta del gas, tolte le spese di spedizione, la tangente per la mafia russa (c’è proprio la voce nella bolletta TMF) e arrotondamenti che servono a quadrare (curioso paradosso geometrico), rimane un 30% del valore del bene combustibile e un 40% di imposte: le famose accise. Sul totalone a fondo pagina si applica l’IVA, altra imposta indiretta sul valore del bene. Solo che il valore del bene è per buona parte determinato da un’altra imposta (la suddetta accisa), quindi l’IVA al 20% di quel 40% è un’imposta sull’imposta. Sticazzi. Non per niente, dal punto di vista giuridico, colui che paga l’imposta è definito “soggetto passivo”.
La tassa invece si paga a fronte di un servizio erogato, come le tasse di concessione, le licenze o la tassa rifiuti che versiamo di modo che i nostri scarti possano essere caricati su un camion e portati in giro per l’Italia ad essere rifiutati da comitati antidiscarica, per poi finire a Napoli dove vengono buttati in strada in attesa di essere incendiati da operosi cittadini. Qui le cose funzionano così:
S: “Rifiuti?”
C: “No, no: accetto”
S: “No dico, hai dei rifiuti?”
C: “Sì. Qualcosina. Le buste dei 4 salti in padella e qualche cartella esattoriale”
S: “Ok dammi dei soldi che te li butto io”
C: “Ah vieni qui e me li porti giù al bidone? Gentile”
S: “No, li prendo dal bidone e li faccio sparire”
C: “Ah quindi pago per questo servizio. E se me li tengo in casa?”
S: “Devi pagare lo stesso”
C: “Un po’ come il canone per la televisione spazzatura insomma”
Infine ci sono i contributi. Che a un ottuso linguista fissato con significato significante, potrebbero sembrare qualcosa di facoltativo: io decido di contribuire. No. O contribuisci alle spese o contribuisci all’affollamento della popolazione carceraria. I contributi si versano a enti pubblici per ottenere poi delle erogazioni condizionate da precisi presupposti. Tipico esempio l’INPS. Tu contribuisci allegramente tutta la vita, poi se soddisfi la condizione numero A, diventare vecchio, e la condizione numero B, vivere in un paese in cui altri liberi contributori rimpinguino le casse, lo Stato ti rende un po’ alla volta ciò che hai versato. Non senza prima aver soddisfatto un esercito di baby pensionati, falsi invalidi e scippatori appostati apposta dietro le imposte delle poste...leggi tutto

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