giovedì 24 luglio 2014

Parola di Riina: “Borsellino era intercettato da Cosa nostra” (da Antimafia 2000)

Nuove conversazioni con Lorusso depositate agli atti del processo trattativa
Cosa nostra sapeva esattamente dove e quando colpire il giudice Borsellino. Lo sapeva perché teneva sotto controllo il telefono dello stesso o dei suoi familiari e a raccontarlo è lo stesso Totò Riina, in una conversazione intercettata durante l'ora d'aria con Alberto Lorusso, al carcere Opera di Milano. Che il capo dei capi, nei suoi dialoghi con il controverso detenuto pugliese, aveva parlato specificatamente della strage di via d'Amelio lo si era appreso da indiscrezioni giornalistiche già lo scorso marzo. Ora però quella conversazione è stata depositata, assieme ad altre, agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo.
“Sapevamo che doveva andare là perché lui gli ha detto: 'domani mamma vengo'” - racconta il boss, riferendo le parole dette dal magistrato alla madre - Ma mannaggia. Ma vai a capire che razza di fortuna. Alle cinque mi sono andato a mettere lì. Quello senza volerlo le ha telefonato”. “Troppo bello: sapevo che ci doveva andare alle cinque. Piglia, corri e mettigli un altro sacco” continua Riina facendo intendere, secondo gli inquirenti, che dopo avere sentito la conversazione tra Borsellino e la madre, evidentemente intercettati dalla mafia, si affrettò a imbottire la 126 usata come autobomba con un altro sacco di esplosivo.
“Minchia come mi è riuscito”, aggiunge. Pesanti, poi, i giudizi espressi sulla sorella del magistrato ucciso, Rita: “Una disgraziata – dice a Lorusso – la vedi inviperita nel telegiornale, quanto è inviperita la disgraziata, non ha digerito la morte di questo suo fratello che ci ha suonato il campanello a sua madre”.
Ucciso suonando il campanello
Quella che era solo un'indiscrezione a marzo è stata poi confermata leggendo il documento delle trascrizioni ad opera della Dia. Riina rivela che fu lo stesso Borsellino, suonando il campanello dove era stato piazzato un telecomando, ad azionare la bomba nascosta nella 126 parcheggiata davanti alla casa della madre che uccise anche gli uomini della scorta.
Un'ipotesi che non era nuova dagli investigatori e che era stata ventilata anche dai parenti del magistrato e che oggi trovano una conferma proprio dalle labbra del “carnefice”. In quel passaggio di intercettazione Riina se la prende in un primo momento con Rita Borsellino: “Figlia di puttana, una disgraziata è stata la sorella, la vedi inviperita, la vedo nel telegiornale quanto è inviperita gran disgraziata, non ha digerito la morte di questo suo fratello che ci ha suonato il campanello a sua madre. Glielo voleva suonare a sua madre”. “Sua madre”, ripete ridendo. “Ma che suoni?... abbiamo cominciato a comprare questi telecomandi... due, tre quattro di riserva sempre li avevano”. Poi prosegue: “Minchia queste del campanello però è un fenomeno... perché questa... questa volta il Signore l'ha fatta e basta. L'ho visto una volta e non è venuto più... ma insomma che vai a mettere là... poi... arriva suona e scoppia tutto... ma mannaggia... ma vai a capire che razza di fortuna. Però sapevamo dove dovevo andare perché lui gli ha detto... domani mamma vengo. Alle cinque mi sono andato a mettere là... ma che dici... alle cinque domani? (ride) conviene che glielo mettete”.
..leggi tutto

Nessun commento: