sabato 21 dicembre 2013

mercoledì 18 dicembre 2013

Discarica di Cupinoro: vent’anni di veleni e vergogna per la Malagrotta del futuro (da Salviamo il Paesaggio)

Il sito di stoccaggio che da decenni minaccia la salute dei cittadini e deturpa uno dei territori più belli del Lazio, a vocazione agricola e ricco di storia, sta per essere ampliato. I Comitati: “Per interessi economici si continua a preferire il ricorso alle discariche a scapito della raccolta differenziata”.

Il terzo mondo è qui, da decenni. Piccole “Terre dei fuochi” crescono nella Tuscia Viterbese, in uno dei lembi più ricchi di cultura, storia, paesaggi e peculiarità agricole del Lazio. La discarica di Cupinoro, nei pressi di Bracciano a nord di Roma, è l’ennesimo esempio made in Italy di degrado ambientale e uso dissennato del territorio.
“Da 20 anni rifiuti di ogni genere vengono seppelliti a Cupinoro”, dicono dall’associazione Salviamo Bracciano del Forum Salviamo il Paesaggio, che da tempo di oppone al progetto di ampliamento del sito e per la bonifica dell’area, “e ora i cittadini devono convivere con una montagna di veleni alta 80 metri. Le promesse dell’avvio della raccolta differenziata sono state disattese e ad oggi 25 Comuni continuano a sversare con questa modalità, senza che per questo nessuno provi vergogna”. In effetti la vicenda lascerebbe di stucco se non fossimo, ormai, tristemente abituati a certi scempi.
Ma andiamo con ordine. La discarica di Cupinoro è gestita dalla società Bracciano Ambiente S.p.a. di proprietà del Comune di Bracciano, il quale rilascia, in favore dell’azienda stessa, in data 10.01.2013, il permesso di costruire n.02/2013 protocollo 844. L’atto ha per oggetto: “Movimenti di terra, riprofilatura e sistemazione del piano basale di una parte della ex cava Vaira situata all’interno della discarica di Cupinoro”. Si gettano quindi le basi per l’allargamento.
Successivamente, il 9 settembre 2013, la Bracciano s.p.a indice un’asta pubblica “per la vendita di spazi di conferimento per rifiuti nell’invaso a terzi operatori economici”. Il tutto all’insaputa dei cittadini, aggiungono dal comitato.
Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, che avrebbero dovuto decidere rispettivamente entro il 25 e 29 novembre se concedere o meno le autorizzazioni all’ampliamento del sito rimandano il tutto e in questo vuoto decisionale interviene il commissario straordinario ai rifiuti Goffredo Sottile, che dispone un decreto con il quale “in via immediata e urgente si autorizza l’utilizzo fino al 31 dicembre 2013 del sito di Bracciano per lo sversamento dei rifiuti trattati di Roma”, dopo la chiusura di Malagrotta, “Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano”, oltreché, s’intende, anche degli altri 25 Comuni della zona. Ovviamente non è dato sapere cosa accadrà all’immondizia della Capitale dopo il 31 dicembre.
A questo punto i cittadini si mobilitano. I lavori di ampliamento del sito, infatti, “si riferiscono a un volume immenso, 450.000 metri cubi”, fanno sapere da Bracciano stop discarica, comitato che unisce diverse sigle del territorio impegnate in questa battaglia, “che vanno ad aggiungersi a quelli della collina di rifiuti che si staglia all’orizzonte per un’altezza di circa 80 metri in un territorio agricolo, di pregio paesaggistico, vincolato, archeologico, turistico, dove vive fauna protetta e dove, a tutt’oggi, non si conoscono i dati relativi all’inquinamento del suolo, delle falde acquifere, dell’aria e, soprattutto, l’incidenza sugli esseri viventi, decine di migliaia di abitanti”...leggi tutto

Il centro storico di Roma e i siti Unesco del Lazio privi di tutela paesaggistica (da Salviamo il Paesaggio)

Italia Nostra: “il centro storico di Roma privo di tutela paesaggistica insieme agli altri siti Unesco del Lazio: Villa Adriana, Villa d’Este a Tivoli e le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri”. 

ITALIA NOSTRA ha appreso solo ultimamente che il Piano Territoriale Paesistico Regionale ( PTPR) adottato dalla Giunta Marrazzo nel novembre 2007 nell’ultimo comma dell’Art. 43 delle Norme del Piano ( All. 1 ) dichiara:
“Le disposizioni del presente articolo non si applicano (…) alle parti ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio dell’Unesco (Roma-centro storico, Tivoli- Villa d’Este e Villa Adriana, Necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri) per i quali è prescritta la redazione del Piano generale di gestione per la tutela e la valorizzazione previsto dalla “Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale”
L’Art.43 riguarda le tutele paesaggistiche degli insediamenti urbani storici e territori contermini e obbligano naturalmente a richiedere per gli interventi edilizi l’autorizzazione paesaggistica. Queste tutele valgono per tutti i centri storici dei comuni del Lazio non valgono per il Centro storico di Roma e per tutti gli altri siti Unesco.
Si è arrivati al paradosso che nel Lazio un sito Unesco è privo di ogni tutela paesaggistica ( valgono ancora per fortuna le tutele archeologiche) e di ogni controllo da parte delle Soprintendenze. Questa incredibile e sconvolgente situazione sta determinando gravi danni specialmente al Centro storico di Roma in quanto sono state rilasciate concessioni in sanatoria di abusi edilizi in totale contrasto con la sua salvaguardia : sopraelevazioni, ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni ecc.
Proprio attraverso una di queste sanatorie che riguardava una sopraelevazione a via Gregoriana, la nostra associazione è venuta a conoscenza di quanto stava accadendo nel centro storico più famoso del mondo. Infatti per quella sopraelevazione, segnalata da un nostro socio, Italia Nostra aveva ottenuto dopo un lungo e faticoso iter la demolizione. Oggi, dopo una lettera del Dipartimento Territorio della Regione Lazio del 19 giugno del 2009 al Comune di Roma, quella demolizione è stata annullata e la sopraelevazione è diventata legittima con la sanatoria...leggi tutto

sabato 7 dicembre 2013

Orte Mestre, ma in bicicletta (di Paolo Cacciari da Comune Info)

Salvo imprevisti e bufere di neve, i comitati che hanno dato vita al coordinamento Stop OrMe trascorreranno questo weekend in bicicletta (programmi, itinerari e altre informazioni su: www.stoporme.org), compiendo ventitré tappe a staffetta lungo i 396 chilometri della progettata nuova autostrada che dovrebbe collegare il Tirreno all’Adriatico, da Civitavecchia a Mestre, devastando, con 64 chilometri di gallerie, 140 chilometri di viadotti, 83 svincoli, 250 cavalcavia e svariate opere complementari di adduzione, gli Appennini, le foreste casentinesi, le valli di Comacchio, la gronda della laguna di Venezia, altri ventidue siti di interesse ambientale ed eliminando almeno 700 ettari di terre agricole. Insomma, la più grande “grande opera” autostradale che sia mai stata concepita dopo l’Autosole.
Nonostante anni di contrastate discussioni, il ministro Maurizio Lupi è riuscito dove nemmeno Monti aveva osato. Un falso project financing da dieci miliardi, approvato nell’ultimo Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), promosso da una cordata del costruttore Vito Bonsignore, europarlamentare di Forza Italia, già condannato e passato in giudicato per reati di corruzione, abuso e turbativa d’asta. Peccato solo che, per esplicita ammissione degli stessi promotori, il piano tecnico finanziario della nuova autostrada non stia in piedi mancando dei veicoli/giorno in transito minimi (90 mila contro i soli 18 mila attualmente rilevati, ad esempio, nel tratto veneto) necessari per ammortare i costi di realizzazione e sostenere le spese di gestione dell’opera...leggi tutto

venerdì 6 dicembre 2013

E a Roma saltò fuori un lago (di Giulia Barra da Comune Info)

A largo Preneste, Roma est, c’è un lago. Sì, un vero lago, emerso da qualche anno, ma pochissimi romani lo conoscono. “Naturalmente” è a rischio cementificazione. Cosa rende straordinario questo fazzoletto di acqua e vegetazione? Le sue dimensioni, certo, diecimila metri quadrati, e che sia perfino balneabile, ma soprattutto che da oltre un mese un quartiere intero si è messo in testa che quel lago è di tutti, ed è giusto che tutti lo conoscano per poterne godere. E così si creano belvedere per ammirarlo, si va nelle scuole per raccontarlo ai bambini, persone comuni si mettono in strada a diffondere volantini. Un lago comune..leggi tutto

lunedì 25 novembre 2013

Alberate stradali a rischio di estinzione (da Salviamo il Paesaggio)

Dopo anni di silenzio, si torna a discutere dell’annosa questione delle alberate stradali, ultimi residui dei filari di alberi spesso centenari posti ai margini delle strade extraurbane, fortemente voluti da Napoleone ai tempi del Regno d’Italia. 

Ne sono stati abbattuti migliaia per allargare le strade, per creare parcheggi e marciapiedi o anche solo perchė davano fastidio le foglie cadute.
Abbiamo tagliato le loro radici per far passare cavi telefonici, fibre ottiche e tubazioni, per piantare pali, per realizzare fossati, muretti e marciapiedi anche a meno di un metro dai tronchi (interrogandoci poi sulla loro caduta causata dal vento).
Abbiamo tagliato i polloni con i decespugliatori rovinando le cortecce, li abbiamo capitozzati perché i rami si protendevano sulle strade, facendoli somigliare a pali telegrafici, per poi meravigliarci delle cavitá che si creano nel legno non protetto dalle infezioni.
Secondo molti, sono solo un ingombro pericoloso e fastidioso e dovrebbero essere completamente eliminati, lasciando finalmente le strade extraurbane libere e senza un filo d’ombra.
Poche voci si sono opposte a questo sbrigativo ragionamento, ricordando l’utilità e la bellezza degli alberi, facendo notare che vi sono soluzioni rispettose della sicurezza e dell’ambiente e che molte nazioni europee hanno legislazioni diametralmente opposte rispetto alla nostra...leggi tutto

Salento: gli ulivi risorgono, smascherando la bufala del “batterio killer” (da Salviamo il Paesaggio)

Chi si è recato nei giorni scorsi nelle aree “rosse”, quelle maggiormente colpite dal fenomeno dell’essiccazione degli ulivi, vi ha trovato alberi in pieno vigore rigenerativo. Tutto questo in uliveti abbandonati, che non hanno subito nessun intervento “curativo”, ed è tutto un tripudio di germogli e di nuova vegetazione!

L’area interessata comprende dagli 8.000 ai 10.000 ettari, e sarebbero fino a 600.000 gli alberi d’olivo che rischiano l’eradicazione. Numeri biblici, per uno scenario di devastazione da film di fantascienza! Pesticidi e diserbanti chimici da usare con la scusa di eliminare tutti i “serbatoi di inoculazione”, (si parlava, persino, di irrorazione dall’alto con l’uso degli aerei), e squadre, financo, di militari, lanciafiamme contro erbe e muschio, ed eradicazioni!

Si è parlato, non a caso, con preoccupazione e rabbia da parte dei cittadini, di “shoah degli ulivi”, e di “olocausto chimico del Salento”, e in tanti hanno perso il sonno per via degli incubi di tutto questo assurdo scenario da guerra contro tutto ciò che vuol dire Salento!

Il brutto gioco messo in piedi ad arte, e che oggi crolla rovinosamente, è ormai fin troppo palese. Dopo esser stati chiamati ad intervenire per studiare la particolare sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi, (chiamati anche da alcuni nostri attivisti, cittadini sensibili all’ambiente), dei tecnici preposti giunti sui luoghi vi trovano sugli alberi diversi patogeni, insetti e muffe, ma anche poi un batterio, di questo i primi studi ben dimostrano essere non patogeno per alcuna coltura e, addirittura, un batterio che esperimenti pubblicati, inoculato nell’ulivo, non ha dato mai sintomatologie patogene. “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di Xylella fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo” (articolo pubblicato il 30 ottobre 2013 sul sito della Accademia dei Georgofili, per l’approfondimento sul caso degli olivi salentini)...leggi tutto

giovedì 14 novembre 2013

Le immagini più strambe e curiose su Google Street View (da Download blog)

Ecco una piccola selezione delle cose più strambe che potete trovare su Google Street View.

Google Street View copre ormai oltre 3 mila città in tutto il Mondo, 51 Stati e centinaia e centinaia di chilometri di superficie terrestre e trovare qualcosa di curioso, assurdo o divertente immortalato dalle telecamere a 360 gradi di Google non è difficile. Basta un po’ di pazienza, tanto tempo libero e voglia di esplorare. Fortunatamente per noi c’è chi si è preoccupato di farlo. L’artista canadese Jon Rafman ha dedicato decine di ore a un progetto a cui vi consigliamo di dare un’occhiata. The Nine Eyes of Google Street View, i nove occhi di Google Street View, non fa altro che raccogliere le immagini più curiose, affascinanti e divertenti raccolte tra le strade del Mondo...leggi tutto

Google Street View, i canali di Venezia finalmente disponibili (da Download blog)

Venezia e le sue meraviglie sono da oggi comodamente visualizzabili su Google Street View.

Qualche tempo fa, vi avevamo anticipato la comparse dei trekker di Google Street View a Venezia per fotografare vie e canali della città italiana unica al mondo. Oggi, Google ha annunciato che il materiale ottenuto a inizio 2013 è finalmente disponibile sulla sua piattaforma, dove è quindi possibile fare un giro in laguna standosene comodamente seduti davanti alla propria scrivania, senza rischiare quindi qualche reumatismo legato all’umidità.
Nonostante il giro a Venezia sia avvenuto per forza di cose a piedi (e in gondola), Google ha comunque annunciato di aver percorso circa 426,5 chilometri con lo speciale zaino sulle spalle, ai quali vanno sommati i circa 183,5 chilometri coperti tramite barca. Non solo luoghi famosi come Piazza San Marco e i suoi monumenti, ma anche altri elementi da scoprire di Venezia che forse i turisti più distratti non avranno notato passando per la città...leggi tutto

mercoledì 13 novembre 2013

Ryanair introduce un supplemento per gli atterraggi di emergenza (da Lercio)

CAGLIARI – Oltre 10 minuti di terrore per i passeggeri del volo Ryanair 1234567 Ciampino-Elmas, costretto ad effettuare un complicato atterraggio di emergenza per problemi burocratici.
L’aereo era in volo da oltre 40 minuti quando il comandante Silvio Berlusconi (solo omonimo del celebre criminale, NdR), resosi conto di un guasto ai motori, si apprestava alle normali procedure in caso di avaria: avviso alla torre di controllo, accensione dei sistemi ausiliari e robusta toccata di palle.
Il problema ha iniziato a farsi serio quando il pilota, costretto ad effettuare il più velocemente possibile le manovre di atterraggio, ha invece dovuto attendere per una discussione fra le hostess ed un passeggero che si rifiutava di pagare la maggiorazione di 20 euro.
Nonostante fosse a conoscenza del nuovo supplemento obbligatorio che la Ryanair ha introdotto in caso di emergenze o sciagure, il signor Gastone Nommollo ha dato in escandescenza di fronte all’assistente di volo, sostenendo di non avere contanti con se e sfidando l’equipaggio con frasi tipo: “Io non pago, e allora? Voglio proprio vedere cosa mi fate!”
È stato a quel punto che, coraggiosamente, il signor Cino Ossicino, seduto alle spalle dell’uomo, si è scagliato contro di lui all’urlo di: “Non morirò per colpa di un portoghese”, e con del nastro bioadesivo lo ha immobilizzato, consentendo agli assistenti di volo di applicare al Nommollo la norma prevista per “supplemento atterraggio d’emergenza non pagato”: essere appesi fuori dal velivolo...leggi il post originale

domenica 27 ottobre 2013

Il Mulino Bianco di Antonio Banderas può macinare solo olive e non grano per la farina dei biscotti. Forse è ora di cambiare lo spot (da il Fatto Alimentare)

Dopo l’infelice dichiarazione di Guido Barilla di non voler fare spot pubblicitari con famiglie omosessessuali, e le repentine scuse arrivate il giorno dopo per evitare disastrosi crolli di vendite sui mercati di mezzo mondo, la vicenda sembra chiusa. Sempre nell’ambito pubblicitario dell’azienda di Parma c’è però un’altra gaffe che merita la riflessione di Guido Barilla. Stiamo parlando dello spot televisivo dei biscotti le Macine Mulino Bianco.
Il mulino che si vede sullo schermo – costruito appositamente dalla società per gli spot pubblicitari – è un “falso“, perchè rappresenta una struttura adatta a macinare olive e non grano come lascia intendere Antonio Banderas. Nei vecchi mulini destinati a produrre olio le macine in pietra erano verticali, proprio come quelle che si vedono nello spot dei biscotti a fianco dell’attore. Quelli destinati a macinare grano avevano macine orizzontali...leggi tutto

martedì 22 ottobre 2013

Utah - Distruggono roccia di 200mln di anni (da The Salt Lake Tribune)


Alcuni turisti in visita nella Goblin Valley, in Usa, distruggono intenzionalmente una formazione rocciosa che ha almeno 200 milioni di anni.

giovedì 19 settembre 2013

Dal Medico della Mutua

Mi sento depresso
di colpa ho il complesso,
ho l'ernia iatale
e quella inguinale
la prostata e' grossa
ho pure la tosse;
che cosa si rischia
se il polmone fischia?
La mutua rimborsa
il crollo di borsa?
Se prendero' il viagra
la mutua mi paga?

Per tutta risposta:
lei prenda un po' questa,
la pillola rossa
va presa al mattino
e questa qui bianca
se il calcio le manca,
poi questa supposta
se e' un poco indisposto;

ma se nel frattempo
non muore anzitempo
a giorni vedra'
stara' meglio si sa!

martedì 10 settembre 2013

Incendio nella pineta a Torre Specchia, bruciato un ettaro di sottobosco

Fire boss in azione
Torre specchia - Fiamme nella pineta. Un ettaro di sottobosco e' stato divorato da un incendio appiccato da un piromane.
Se non fossero intervenuti i mezzi della forestale, dei vigili del fuoco, dell'Arif e della protezione civile il bilancio sarebbe stato piu' pesante. La protezione civile e' intervenuta con i Fire boss che hanno contribuito a spegnere gli ultimi focolai e bonificare l'area. L'allarme e' scattato intorno alle 15. Un solo focolaio sul ciglio della strada ha innescato l'incendio. Lo scarso vento ha evitato che le fiamme si propagassero velocemente e che fortunatamente non sono arrivate alle chiome degli alberi. Sono giunti sul posto unita' della forestale di San Cataldo e di Lecce, vigili del fuoco, personale dell'Arif e volontari della protezione civile. Verso le 17 sono intervenuti due Fire boss: hanno effettuato alcuni lanci che sono serviti a spegnere gli ultimi focolai. Indagini sono in corso per risalire all'identita' del piromane.

lunedì 2 settembre 2013

giovedì 29 agosto 2013

Joseph Ratzinger ci ripensa: "Voglio tornare a fare il papa" (da Lercio)

L’ormai ex Papa Benedetto XVI ci ripensa e promette di far tremare nuovamente tutto lo Stato del Vaticano. “Voglio tornare a fare il Papa” avrebbe dichiarato in questi giorni alla suora Clementina Blasfema, sua amica di vecchia data, con la quale da adolescente passava i pomeriggi ad incendiare fantocci raffiguranti Giordano Bruno.
Di seguito pubblichiamo uno stralcio della lunga intervista concessa al giornale cattolico Avvenuto.  Signor Ratzinger, come le è venuto in mente di dimettersi da Papa e poi ripensarci dopo così poco tempo?
“Ma sa, è stato un colpo di testa, una ragazzata! La vita ora è così triste, la domenica mattina mi alzo tardi, mi affaccio al balcone e non c’è mai nessuno sotto che voglia ascoltarmi. Capisce? Non posso accettarlo, non è vita questa!”
Ma allora perché si è dimesso?
“All’epoca dissi che le dimissioni me le aveva consigliate Dio, ma ora ho il terribile dubbio di essere stato vittima di uno scherzo, penso a qualcuno con una voce impostata da dietro un cespuglio o qualcosa del genere.”
Scusi la sincerità, ma non crede di essere troppo vecchio per tornare a fare il Papa a tempo pieno? Baciare bambini, fare viaggi intercontinentali e indossare abiti ridicoli non è cosa da tutti i giorni.
“Si figuri, ma non credo proprio. Potrei farle molti esempi esempi di illustri ritorni dopo clamorosi ritiri. Pensi a Michael Jordan: dopo il suo ritiro girò addirittura un film e vinse un anello. Oppure pensi a Micheal Schumacher, con cui condivido la nazione d’origine. Come vede, i ritorni sono possibilissimi.”
Che ne pensa di Papa Francesco? Che ne sarà di lui?
“Guardi, glielo dico sinceramente, mi è molto simpatico e tutto, ma personalmente penso sia gay. Sa, tutto quel vogliamoci bene, sono povero, sono come voi, insomma, mi pare evidente. Ma alla guida di un gregge serve una persona con più polso, uno che ad esempio sia in grado di fare la scelta giusta tra preservativi e bambini malati di Aids”...leggi anche i commenti
(@Josef_Kappa)

mercoledì 21 agosto 2013

Severgnini, lucido paraculo (dal blog di Daniele Martinelli)


beppe severgnini
Mi è capitato di chiedermi a cosa serva in un giornale uno come Beppe Severgnini. Non riesco a definirlo un giornalista e nemmeno un cronista. Non ho mai capito quale sia la branca del sapere in cui si sia distinto. Spazia da narratore del teatro alla Scala in prima pagina, a catodico tifoso dell’Inter (e di Moggi); da analista politico stile bar Sport, a tiepido intervistatore con domande concordate. Gira il mondo perché sa bene l’inglese e lo racconta sul Corriere, ma sempre in modo introspettivo perché di notizie, in giro, non ne raccoglie. E come se non bastasse, dispensa pure consigli non richiesti. A tutto e tutti. Va dalle “14 ricette per il giornalismo rubate a uno chef” (23.2.2012), a “Come spiegare Montanelli ai ragazzi” (17.7.2011) fino all’imperdibile “Decalogo per un voto rassegnato (e pratico)“.
Si spaccia per libero critico e lucido pensatore, Severgnini, ma da come scrive traspare lampante il suo debole per Berlusconi e i suoi servi legati a cielle, a cominciare dal ministro Lupi. Da ingrigito samaritano, predica rispetto, morigeratezza, riflessione, e dice di non sopportare gli insulti. Soprattutto se lanciati sul web. Buona scusa da sfruttare in ogni occasione per depistare le vere emergenze sociali parlando male del Movimento 5 stelle e di Grillo. Del resto dobbiamo riconoscere che Severgnini ha subìto un violento shock per il risultato ottenuto dal M5S. I quasi 9 milioni di voti presi, sono per il libero critico “la balena anarchica che ribalta la barca” (18.3.2013) capitanata da Grillo che ha “l’abitudine di parlare solo coi media stranieri che è provinciale, non sofisticata” (4.3.2013). Poco male se lui, Severgnini, col suo inglese da lord cremasco, il 12 giugno 2012 rivelava al Financial Times che Grillo è come Mussolini. “Un populista 2.0“.
Ieri, sul Corsera, Severgnini si lagnava con Grillo in quanto “la sincerità non può essere libertà d’Insulto“. L’ha presa larga citando a esempio le esternazioni dei leghisti Salvini e Calderoli nei confronti della Kyenge, passando dal piddino PirLas nei confronti dell’astista russa anti-gay Isinbayeva, per concludere che Grillo “non capisce che un leader politico deve pensare prima di parlare o scrivere. Perché i suoi eccessi, ai sostenitori, appariranno come un incoraggiamento” a vergare commenti di insulti. Dunque, se per il leader 5 Stelle “«mescolarsi vuol dire sporcarsi di merda» è chiaro che “i suoi fan andranno oltre e scriveranno oscenità, insulti e minacce.” E’ un puritano multimediale, Severgnini. Talmente puritano da aver deciso di disabilitare i commenti alla sua rubrica “Italians” (divenuta itaglians). Deve provare terrore dall’immediatezza dei messaggi non filtrati. Troppo chiari e troppo luicidi per poter essere smentiti o messi in discussione. Non saprebbe come rispondere, Severgnini, a chi gli farebbe notare che non ha fiatato contro gli insulti in piazza di Berlusconi, quando diceva che i magistrati sono un’associazione a delinquere...leggi tutto

lunedì 19 agosto 2013

Arcidiocesi di Lecce, D'Ambrosio assegna nuovi incarichi ai parroci (da LecceSette)

L’Arcivescovo di Lecce, monsignor  Domenico Umberto D’Ambrosio ha nominato il nuovo delegato vescovile ad omnia e alcuni nuovi Parroci. Leccese il nuovo padre spirituale del Pontificio seminario di Molfetta.
L’Arcivescovo di Lecce ha nominato monsignor Pierino Liquori delegato vescovile ad omnia. Liquori succede a monsignor Fernando Filograna, vescovo eletto della diocesi di  Nardò-Gallipoli, che riceverà l’ordinazione episcopale il prossimo 14 settembre in piazza Duomo. Inoltre l’Arcivescovo di Lecce ha disposto i nuovi incarichi pastorali e ha nominato don Luca Bisconti, parroco della Parrocchia Madonna della Fiducia di Giorgilorio, Surbo; don Vincenzo Martella parroco della Parrocchia SS. Angeli Custodi di San Pietro Vernotico; don Vincenzo Marinaci parroco della Parrocchia Maria SS. Assunta di Trepuzzi; don Antonio Murrone parroco della Parrocchia San Massimiliano Kolbe di Lecce e don Piero Quarta parroco della Parrocchia San Giovanni Maria Vianney di Lecce.
"Monsignor Liquori - scrive l’Arcivescovo D’Ambrosio ai presbiteri - è chiamato alla responsabilità di guida, animazione e promozione, con la disponibilità e la dedizione che gli appartengono, della nostra Curia Arcivescovile”. Annunciando le nomine ai sacerdoti, l’Arcivescovo ha anche comunicato che Monsignor. Flavio De Pascali, leccese, è stato nominato padre spirituale del Seminario Regionale di Molfetta dalla Conferenza Episcopale Pugliese. “Ci priviamo di un bravo sacerdote e lo doniamo alle Chiese di Puglia – spiega D’Ambrosio - convinto come sono che don Flavio ha un carisma specifico proprio nel delicato compito dell’accompagnamento e del discernimento vocazionale della guida spirituale”.

Il Giglio di mare, la pianta che nuota

Il Giglio di mare, scientificamente Pancratium maritimum, è una pianta, rara e misteriosa; un giglio bulboso della famiglia delle Amaryllidaceae, che cresce spontaneamente sui litorali italiani, ma viene anche coltivato come pianta ornamentale. Queste piante come tutte le specie di questa famiglia, nella stagione sfavorevole trascorrono un periodo di riposo completo perdendo tutta la loro porzione fuori terra, fusto e foglie, così da sparire completamente alla vista e resistere così alle temperature ed alle azioni aggressive invernali. Si tratta di una pianta monocotiledone; cioè che al germogliare del seme sviluppano una sola fogliolina, da qui mono-cotiledone. La pianta all’esterno assume forma di "cespo" che si allarga orizzontalmente, mentre sotto la superficie sabbiosa presenta un bulbo sotterraneo che produce bulbilli, attraverso i quali si riproduce per via vegetativa. Il fiore è una meraviglia della natura, bianco e con una forma dei petali che ricorda le bellissime orchidee. Si tratta di un fiore "ermafrodita" con impollinazione entomofila produce una capsula contenente molti semi di colore nero. Il vero seme è situato all'interno di una massa sugherosa e leggerissima, che permette il galleggiamento del seme come avesse un salvagente. Le onde delle mareggiate che raggiungono le dune raccolgono i semi dispersi tutt’intorno dalla pianta e li disseminano, grazie alle correnti, in altri punti della costa, anche lontanissimi, favorendo la disseminazione in nuovi territori. E’ per questo che tale disseminazione, molto originale come mezzo utilizzato, la navigazione, è chiamata “idrocora". E’ una formula adottata da questa ed altre poche specie, tra cui la più famosa è la disseminazione delle noci di cocco attraverso il mare che consente alle piante di distribuirsi tra molte isole. Questa pianta, per quanto bella è altresì velenosa e la sua fioritura avviene dal 15 luglio a fine agosto, quando, sul finire dell’estate si vedono le capsule verdi contenenti i semi; a settembre le capsule assumono sfumature marroni e lasciano intravedere all'interno i semi neri destinati a cadere al suolo e prendere la via del mare. Chi li trova è invitato naturalmente a fotografare i fiori e a respirarne il profumo ma si raccomanda di non cogliere o danneggiare le piante in alcun modo perche' essendo in via d'estinzione secondo la legge italiana sono specie protetta.

La TAP a San Foca: una bomba ad orologeria!


Esplosione di un gasdotto della Enterprise Products Partners nell'Illinois il 13 agosto 2013

lunedì 12 agosto 2013

Pubblicita' progresso: Sapete come fare per ottenere glutei sodi e alti?


Farsi prendere a calci nel culo!

giovedì 8 agosto 2013

BERLUSCONI PROCLAMA: "SONO INNOCENTE" E RISCHIA L'ESPULSIONE DAL PDL! (di Randomante da Lercio)

ROMA – Silvio Berlusconi è davvero innocente come lui stesso si è proclamato qualche giorno fa? In queste ore lo sgomento agita la Direzione del Popolo della Libertà, che sta valutando attentamente la posizione dell’ex Premier. Sembra infatti che lo status di ‘innocente’  sia inconciliabile con la permanenza nel Partito: Berlusconi, insomma, si troverebbe di fronte all’ennesimo caso di incompatibilità.
“Berlusconi innocente? Un par di palle!” lo difende un coordinatore del partito che preferisce restare anonimo, “Io lo conosco da anni: è un farabutto clamoroso! Quello nun era innocente nemmeno quando l’è uscito dalla su’ mamma! Smettetela con questa campagna diffamatoria! L’è stato solo un momento di debolezza!”.
La manifestazione in sostegno di Berlusconi, durante la quale i suoi fedelissimi sono accorsi montando un palco abusivamente e segando alcuni segnali stradali senza l’autorizzazione del Comune, rischia dunque di essere fatale all’ex Cavaliere. “Se è sempre stato ‘innocente’… spiace dirlo ma allora era proprio ineleggibile nel Pdl!” ha protestato un anonimo militante dell’Esercito di Silvio, che abbiamo intervistato mentre piantava abusivamente un lampione davanti casa. “Se è davvero innocente… se lo pigliasse qualche altro Partito, se lo pigliasse! La politica è una cosa troppo seria per affidarla agli innocenti, o addirittura agli onesti. E ora mi scusi: devo montare un idrante comunale nel mio bagno”.
Berlusconi starebbe però già pianificando una contromossa con l’avvocato Ghedini, fatto uscire appositamente dalle segrete in cui è rinchiuso a morire di inedia dopo la sentenza sfavorevole della Cassazione, per studiare una linea di difesa. Linea che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe la seguente: i vertici del Pdl non possono espellerlo dal partito perché i vertici del Pdl non esistono.
La decisione è attesa in questi giorni. Intanto, arriva anche la difesa a spada tratta della pasionaria Santanchè: “Ma quale innocente e innocente: sarà stata una delle sue solite barzellette!”.
Vedremo come andrà a finire...leggi il post originale con i commenti

Meglio un morto in casa che un pisano al governo!

martedì 6 agosto 2013

LO SPELLING DIVENTA INTERNAZIONALE? E DOMODOSSOLA FA RICORSO (da Lercio)

DOMODOSSOLA – “Il fatto è che l’indotto turistico per la nostra città è di importanza vitale”: così il Sindaco di Domodossola commenta alla stampa la proposta di Bruxelles di adottare un’ unica computazione (lo spelling telefonico) europea.
Poco distante dal bar dove parliamo col sindaco amareggiato, bancarelle di magliette (‘D di Domodossola’, ‘ti faccio lo spelling’…), souvenir in pregiato legno della val d’ossola, cornici e posaceneri a forma di “D”. Ma in base al nuovo protocollo previsto, tutto ciò rischia di sparire. E noi ci abitueremo a dire “D di Delta”.
“Gli occupati nel settore della ‘D’ sul suolo comunale sono circa 4500 (un quarto della popolazione. ndr)” sottolinea il primo cittadino, “e molte sono le aziende sul territorio che sul marketing della lettera di Dante hanno costruito una tradizione industriale e familiare”.
“E’ un fatto di identità e di storia che non ha senso sradicare” si unisce al coro il sindaco di ‘E’ di Empoli, che dalla Toscana ci ha raggiunti per fare fronte comune. “A Firenze o Roma certamente poco importerà di questo cambiamento, ma per noi è stato un fulmine a ciel sereno”.
Mentre tra gli abitanti domina lo sdegno, in attesa di sapere se e quando la norma europea entrerà in vigore, i turisti riempiono la memoria delle proprie fotocamere di ritratti accanto al cartello stradale con la ‘D’ di Domodossola. Prima che sia troppo tardi.
Mario Tobeb...leggi il post originale con i commenti

lunedì 29 luglio 2013

Imposimato: quando l’Italia precipitò nel baratro (dal blog di Giuseppe Casarrubea)

La politica e la società italiane non sono più quelle che abbiamo conosciuto negli anni delle grandi riforme, cioè gli anni Settanta. I ragazzi di allora oggi ricordano in particolare due ambiti del nostro Welfare state: la scuola e la sanità, oltre alle particolari tutele che lo Stato concedeva alle fasce più deboli, nonostante una grave crisi economica, provocata dalle grandi compagnie petrolifere, avesse investito alla metà di quel decennio non solo l’Italia, ma anche molti Paesi europei. Erano gli anni di Fanfani e di Moro, di Kissinger e di Nixon, di Gerald Ford e di Jimmy Carter, di Enrico Berlinguer e del compromesso storico. Un tempo oggi ridotto alla farsa recitativa, alla mancanza di ideali, all’inidoneità pubblica di chi ci governa e ci ha rubato il diritto di essere rappresentati.
Tutto ha un inizio perché fu proprio nel primo anno di presidenza di Carter che si verificò la strage di via Fani e il sequestro e poi l’uccisione del presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro. Un fatto che la storiografia, come del resto l’opinione pubblica, non finirà mai di valutare nelle sue reali proporzioni e per gli effetti che questo affaire, come ebbe a definirlo Leonardo Sciascia, produsse nel tessuto vivo della politica e della società italiana nei decenni successivi. Fino ai nostri giorni.Possiamo considerare, infatti, l’uccisione premeditata dello statista democristiano come l’effetto di un enorme meteorite sul nostro Paese, capace di cancellarne l’aspetto geografico e di determinare un mutamento radicale del suo clima.
I perché ce li spiega, con una incalcolabile dovizia di particolari e di dati, un nuovo libro di Ferdinando Imposimato, edito da Newton Compton: I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia con il sottotitolo: Perché Aldo Moro doveva morire? La storia vera. Dopo i lavori sul tema effettuati da Sergio Flamigni, Imposimato ci fornisce ora i tasselli mancati di una ricostruzione che rendono il mosaico che già avevamo, nitido nei suoi contorni e, soprattutto esplicativo delle responsabilità che stanno alla base della barbara uccisione a freddo dello statista pugliese.
L’autore di questa notevole ricerca è un testimone diretto di quei fatti, perché fu giudice istruttore del rapimento di quel tragico 16 marzo 1978 e conobbe le vicende di quei mesi in quanto penalista, magistrato e adesso, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Una fonte autorevole, insomma, la cui fatica nella ricerca della verità di tanti misteri della nostra storia repubblicana, è premiata in ragione proprio della sua autorevolezza, e cioè del fatto che a lui si sono rivolti, anche in tempi a noi vicini, testimoni che furono, ad esempio, nei mesi del sequestro Moro, attori principali sulla scena. Quella di un prigioniero attorno al quale agirono statisti e generali, capi della Massoneria e teste di cuoio costrette a ubbidire e a tacere. E anche, naturalmente, le Brigate rosse.
Il libro è introdotto dal presidente di sezione della Corte di Cassazione Antonino Esposito, che già nelle sue prime battute mette in risalto quanto dichiarato da Steve Pieczenik, braccio destro Henry Kissinger: “Sono stato io, lo confesso, a preparare la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Aldo Moro allo scopo di stabilizzare la situazione italiana...leggi tutto

domenica 28 luglio 2013

COMPRA DIVANO E CI TROVA DENTRO SABRINA FERILLI (da Lercio)

FALVATERRA – Tragedia sfiorata stamani in un comune ciociaro. Un muratore, Lino Cazzuo, aveva ordinato un divano-letto in un punto vendita di una nota azienda italiana. Quando gli è stato recapitato però ha subito notato che la superficie della seduta era molto irregolare.  Poi la moglie gli ha detto che usciva a comprare la pancetta per l’amatriciana e dall’interno del divano si è sentita una voce: “A ‘mpuniti, l’amatriciana se fa cor guanciale, li mortacci vostra!”.
Il Cazzuo ha immediatamente richiamato il negozio, il quale ha subito inviato i suoi tecnici a controllare. Quando questi hanno smontato il divano è spuntata fuori niente meno che Sabrina Ferilli, con gli abiti appena appena sgualciti e la messa in piega ancora perfettamente in ordine: “A ‘fracichi! Tirateme fori! Mo’ ve rovino!”...leggi tutto

mercoledì 24 luglio 2013

L’Olio della Poesia/Franco Loi (da Qui Salento)

Il poeta dialettale Franco Loi si aggiudica “L’Olio della Poesia 2013”, il particolare premio letterario, ideato da Peppino Conte, che ogni anno regala un quintale di olio extravergine di oliva prodotto dall’Oleificio cooperativo San Giorgio di Carpignano a importanti poeti. La manifestazione, che quest’anno taglia il traguardo della 18esima edizione, si tiene nell’antica piazza Lubelli di Serrano, e assegna ogni anno tre premi.
Il più importante, “L’Olio della Poesia”, un quintale di olio e una settimana di soggiorno gratuito a Otranto, va a Loi, poeta dialettale nato a Genova nel 1930, scrittore e saggista per il Sole 24 Ore, che recita i suoi testi in dialetto milanese, pubblicati per l’occasione dall’editore Manni in 999 copie numerate e fuori commercio, distribuite gratuitamente ai partecipanti durante la serata di premiazione. Altro premio assegnato è il “Salento d’amare”, vinto quest’anno dal cantautore Roberto Vecchioni, che già 10 anni fa esatti ha ricevuto il premio “L’Olio della Poesia”.
Mentre il premio Millennium, un manufatto artistico di pietra leccese offerto dal Comune di Cursi, conferito a un personaggio salentino che promuove la poesia, va all’editore Cosimo Lupo. Anche quest’anno spazio al baratto culturale: uno stand consegna una bottiglietta di olio extravergine di oliva, offerta dall’oleificio Montevergine di Serrano, a chi porta in dono uno o più libri, anche usati e di qualsiasi genere, da destinare al Fondo de L’Olio della Poesia, presso la biblioteca comunale di Serrano. “L’Olio della Poesia” è organizzato dalla Provincia di Lecce e dal Comune di Carpignano, in collaborazione con il Comune di Cursi e l’Università del Salento. Inizio ore 21.

domenica 21 luglio 2013

Ricordi d'estate di tanti anni fa

Ricordo quando il 15 di agosto di secoli fa si andava al mare con il cavallo e il carretto di mio nonno con tutti sul caretto oltre ad una quantita' incredibile di cose: sembrava che ci dovessimo restare per un mese e invece al tramonto si doveva tornare.Avevo quattro o cinque anni. Si partiva all'alba per arrivare col sole gia' alto per fare circa quindici chilometri. Sullu trainu ci stavo io, la nonna, la zia, lo zio, mio padre, mia madre, i miei due cugini e mi miei fratelli che non ricordo quanti fossero a quel tempo (alla fine fummo cinque) oltre a mio nonno che guidava. Lu cavaddhru malecarne si fermava spesso per mangiare l'erba che cresceva in qualche punto dello stradone bianco e verde e ogni tanto rosso scuro (la terra battuta), le ruote del carretto sobbalzavano in continuazione e prendevano tutte le pietre che sporgevano dall'erba. Ricordo che dopo aver bevuto e volendo buttare l'acqua che era rimasta nel bicchiere d'alluminio io che stavo sul bordo del carretto , mi ritrovai sotto il carretto a guardare le ruote e le zampe del cavallo, meno male che caddi dal bordo estremo e non davanti. Siccome a quell'eta' eravamo fatti di gomma, mi recuperarono senza danni e mi rimisero sopra. Ricordo che non c'erano case al mare: dove finiva la terra coltivata cominciava la sabbia e le dune e ogni tanto attraverso un varco fra le stesse si vedeva il mare. Il mare era qualcosa di strano e quella distesa sterminata di acqua mossa dalle onde ti lasciava senza fiato appena si arrivava. Arrivati al mare era' gia ora di cucinare perche'il mangiare era preparato nei tegami ma ancora da riscaldare e finire di cuocere (anche la famosa parmigiana dove ci si metteva di tutto perche' non si aveva niente). Il fuoco si faceva sulla sabbia con il legno recuperato sulla spiaggia e per riparare il fuoco dal vento si faceva un semicerchio di pietre (anche quelle recuperate sulla spiaggia). Ci si riparava dal sole sotto il carretto con delle coperte a mo' di tenda sulle stanghe. Appena arrivati al mare noi bambini ci buttavamo subito fra le onde togliendoci i vestiti e tenendo solo le mutande. I grandi essendo indaffarati, chi a preparare il fuoco chi a preparare il carretto con le coperte e legare il cavallo a qualche sasso o alberello ci lasciavano fare poi ci richiamavano sgridandoci perche' a ferragosto non si poteva fare il bagno, secondo la credenza popolare in quel giorno era pericoloso. Si mangiava a menzatia, un'orario compreso fra le dodici e l'una con un condimento di tanta sabbia quando si alzava il vento. Dopo aver mangiato le donne lavavano i tegami e le padelle con l'acqua del mare e la sabbia per togliere l'unto. Al mare noi bambini ci scatenavamo dopo mangiato, altro che dormire, e i grandi dovevano minacciarci di cose terribili per farci stare un po' piu' quieti e rimanere vicini a loro. Verso le sei si doveva ritornare per essere a casa prima del buio ed era allora che sul carretto noi bambini sfiniti ci finalmente ci addormentavamo sulla via del ritorno.

martedì 2 luglio 2013

Strage di Ustica: Giulio Linguanti: "Il Mig libico cadde sulla Sila molto prima. La stessa sera del DC9, il 27 giugno 1980" (Da Antimafia 2000)

“Quando sarà, io me ne voglio andare con la coscienza a posto. Perché se lassù incontrerò anche uno solo di quegli ottantuno poveretti che stavano sull’aereo, non voglio che mi sputi in faccia”. Il maresciallo Giulio Linguanti ha 76 anni e una memoria testarda che non perde un colpo. Nel 1980 era in forza al reparto del Sios Aeronautica nell’aeroporto di Bari. E a Bari lo incontro oggi, nella sua casa, davanti a un caffè. Lui con le sue carte piene di appunti, io con un registratore.
È un uomo d’un pezzo, Linguante. Con la vita segnata da un evento che per un mese, in due riprese, l’ha portato sulle montagne della Sila a organizzare il recupero del Mig23 libico che, a giudicare dai vermi lunghi cinque centimetri che avevano fatto il nido nel cadavere già putrefatto del pilota, non precipitò il giorno del suo ritrovamento ufficiale (18 luglio) ma almeno tre settimane prima. Cioè il 27 giugno, la stessa sera dell’abbattimento del DC9 Itavia. “Risolvete il giallo del Mig23 e avrete trovato la chiave per scoprire la verità su Ustica”, disse nel 1982 Giovanni Spadolini. Un giallo nel quale il maresciallo del Sios ha una parte da protagonista...leggi tutto

lunedì 1 luglio 2013

lunedì 10 giugno 2013

Continuare insieme?


giovedì 30 maggio 2013

giovedì 25 aprile 2013

25 aprile 1945 - 2013

25 Aprile 1945

domenica 7 aprile 2013

La felicità di Trilussa


C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

martedì 26 marzo 2013

L'imbroglio del salvataggio di Cipro

Cerchiamo di capire il seguito del cosiddetto salvataggio di Cipro, di fatto in bancarotta. L'importo dell'aiuto finanziario europeo ammonta a 10 mld di euro a cui si aggiungono 5,8 mld di euro prelevati forzosamente (letteralmente rubati) dai conti correnti superiori a 100 mila euro. E' curioso il fatto che l'importo del prelievo sia stato deciso dalla Ue o meglio dalla Germania e casualmente coincide con quanto sono esposte le banche tedesce verso Cipro, ma forse sarà una coincidenza.
Sicuramente, colpendo principalmente i capitali stranieri (soprattutto russi) poiché ritenuti di dubbia provenienza, si colpiscono anche conti correnti riconducibili a patrimoni leciti o a società ed imprese che ne subiranno le relative perdite, determinando un escalation di fallimenti a catena che, verosimilmente, condanneranno l’economia cipriota ad una lunga e profonda depressione rendendo  impagabile il debito che, per effetto degli aiuti ricevuti (10 Mld di euro), arriverà al 140% del Pil, se non oltre. In questo caso, la Grecia insegna e le conseguenze sono del tutto immaginabili.

sabato 23 marzo 2013

IL "MISTERO" DI DIO (recensione da Professione Docente)

Dio Horo dell'antico Egitto
L’uomo è più vecchio di Dio, molto più vecchio, oltre cento volte più vecchio. Tutte le divinità e i loro adepti devono rispetto all’uomo, tanto rispetto al padre che li ha generati.
La discussione intorno alla figura di Dio andrebbe avviata, a mio avviso, iniziando dai suoi dati anagrafici: luogo e data di nascita, come del resto si fa con qualsiasi personaggio storico, importante o meno che sia, per inquadrarlo correttamente nell’ambiente sociale, storico ed economico. Dio nasce nella mente degli uomini preistorici circa 50 mila anni fa (volendo essere espansivi con il mondo religioso) nel paleolitico superiore, come idea allo stato embrionale, come senso di stupore, paura e manifestazione di atteggiamenti misteriosi nei confronti della morte. I nostri antenati, con l’inizio dell’inumazione nelle tombe, depositavano in esse, quale corredo del defunto, una serie di oggetti: monili, denti di animali, conchiglie, palline di ocra, arnesi da caccia, immaginando la continuità della vita in un misterioso aldilà. Dio nasce e si sviluppa dal sentimento di paura e dal terrore della morte, un vero trauma non solo per i nostri progenitori ma anche per molti uomini del presente. Nei rapporti con la natura l’uomo primitivo esprime invece forme di vitalità senza panico, riproduce fedelmente le scene reali della vita. E’ quello che succede nel paleolitico superiore (30-10 mila anni a.c.) con la pittura rupestre. Vengono raffigurati nelle grotte animali e scene di caccia, con una simbologia che fa pensare a riti propiziatori di una buona caccia (grotta del Lascaux, Francia). Questo legame molto forte con la natura, con gli animali in particolare, che costituivano una preziosa fonte di cibo (gazzelle, bisonti, ecc.) venne via via ideologizzato fino ad una vera e propria venerazione...leggi tutto

giovedì 21 marzo 2013

“Programmati per autodistruggersi” la vita breve di cellulari e lavatrici (da la Repubblica riportato da Diritti Globali)

Uno studio tedesco: strategia per aumentare le vendite ai danni dei consumatori
LA LAVATRICE non gira più, la tv non rende più fedelmente i colori nelle
immagini, o all’improvviso lo schermo resta buio. La lavastoviglie sbaglia i programmi o perde
acqua, il frigorifero s’inceppa. E in ogni caso del genere il tecnico, chiamato d’urgenza,
scuote la testa: «Che vuole, non è più in garanzia».
DITE la verità, a quanti di voi è già successo? E quante volte avete avuto il sospetto che
elettrodomestici o altri oggetti d’uso quotidiano (magari anche diverse auto di massa) siano
prodotti per rompersi apposta allo scadere della garanzia? Il peggio viene poi dalla
successiva osservazione del tecnico o meccanico: «Non le conviene riparare, costa troppo,
meglio comprarne uno nuovo». Ora uno studio commissionato dai Verdi tedeschi a scienziati
ed economisti per la prima volta dice che purtroppo abbiamo ragione: il principio si chiama
“obsolescenza programmata”. Serve a produrre e vendere di più. Pazienza se solo nella
Repubblica federale, in qualche anno, lo scherzetto è costato 100 miliardi agli ignari
consumatori.
L’idea di indagare è venuta al gruppo parlamentare degli ecologisti. Un esperto, Stephan
Schridde, e il professor Christian Kleiss della facoltà di Economia di Aalen, si sono messi al
lavoro studiando una ventina di elettrodomestici e altri prodotti di largo consumo. I risultati
sono scoraggianti. Per noi consumatori almeno, non per
chi produce e vende di più.
È un vecchio trucco, l’obsolescenza programmata, dice il rapporto. L’associazione dei
produttori di elettrodomestici di qui replica che «se fosse così i consumatori cambierebbero
subito marca, e le aziende si rovinerebbero ». Ma già nel 1924 i produttori di lampadine
conclusero un accordo segreto: produrle perché durassero non più di mille ore. Decenni dopo
furono scoperti, ma il divieto di limitarne la vita non è stato mai applicato davvero.
E che dire della tv, davanti a cui ci sediamo ogni sera? Oggi si possono acquistare splendidi
televisori ultrapiatti, con telecomandi con mille funzioni e l’allaccio a internet. Peccato che
spesso all’interno abbiano condensatori elettrolitici di scarsa qualità, che non vivono molto più
della garanzia. Un altro caso storico di complotto ai danni del consumatore avvenne con le
calze di nylon: quando furono lanciate sul mercato nel 1940 erano così robuste che l’industria
subì un crollo nelle vendite, duravano troppo. I produttori allora si accordarono: modificarono la
fibra, e ne misero a punto una più fragile...leggi tutto

lunedì 18 marzo 2013

Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima (scritto da Armando Massarenti recensione di Ubaldo Nicola)

Andava di moda qualche anno fa, fra gli australiani, lo strano sport del “lancio del nano”. Che cosa è? Nulla di meno di quanto il titolo promette: ci si sfidava a gettare il più lontano possibile un nano consenziente. Lenny, soprannominato “The Giant” (Il Gigante), la star di questo sport, è stato lanciato a più di nove metri, con soddisfazione sua e del “lanciatore”. La cosa non può lasciarci indifferenti. E’ giusto vietare questa pratica perché lesiva della dignità umana? Oppure hanno ragione i nani a difendere il loro diritto di essere lanciati come e quando gli pare?
La questione, comunque, è troppo curiosa per passare inossservata agli occhi di un filosofo, e così Armando Massarenti, si trovò a scriverne sulle pagine Scienza e Filosofia del supplemento culturale Il Sole 24 Ore, di cui è il responsabile. Si poteva, però, comporre un lungo e dotto articolo su un problema tanto spicciolo e minimo? L’intuizione fu, si legge sulla copertina del testo edito da Guanda, che “Alle grandi questioni della filosofia forse conviene risponedere in breve. Almeno questa è la nostra scommessa. Non sempre è possibile, ovviamente, e certo le rispose non potranno essere definitive. Ma a ben vedere questo anche per le sontuose trattazioni cui ci hanno abituati i pensatori di ogni tempo”...leggi tutto

domenica 17 marzo 2013

Primum Vivere deinde Philosophari ovvero la filosofia non serve se non cura

(Sapere di non sapere. Manuale di filosofia per le scuole - Recensione)
A cosa serve la filosofia? Una domanda che i filosofi di professione considerano ingenua o irriverente. Secondo questi soloni non deve servire a qualcosa. E' amore puro e disinteressato della conoscenza come dice la parola stessa. E qui mi verrebbe spontaneo un vaffa. E' vero che la filosofia e' la madre che di tutte le scienze moderne, ma essa e' sopratutto un modo di affrontare i problemi e di cercare soluzioni, quindi un modo di ragionare che piu' utile alla vita non si puo'. E' un metodo che non da' mai risposte assolute, ma relative e temporane sempre confutabili che ha dato origine al metodo della ricerca scientifica. Nell'introduzione al manuale si afferma che uno dei compiti della filosofia è appunto quello di sviluppare, per ogni aspetto della vita e della conoscenza, la capacità di fare le domande giuste, evitando di girare a vuoto intorno a falsi problemi o questioni mal poste.Domande, domande, domande. Questo è lo spirito con cui accostarsi alla filosofia. Dietro ognuno di questi interrogativi però ci sono persone in carne e ossa, con vite a volte assai spericolate o bizzarre. Non esiste un senso della vita, eppure possiamo dargliene milioni… Ho assistito ieri sera alla presentazione di questo manuale che purtroppo e' durata solo un'ora.Vi sono modi di ragionare filosofici che senza accorgerci noi adottiamo nei nostri ragionamenti, che sono entrati ormai nel nostro modo di pensare. Quando ad esempio parliamo di forma e di sostanza noi facciamo un ragionamento aristotelico.

sabato 16 marzo 2013

Via Fani 35 anni dopo: quanti misteri ancora (da ArticoloTre)

16 marzo 2013- Via Fani, 35 anni dopo.
Ricorre oggi l'anniversario dell'azione di fuoco brigatista che si concluse con il sequestro del presidente della Dc Aldo Moro e l'uccisione dei cinque uomini della scorta.
Sono le 9,02 del 16 marzo 1978 quando scatta l'operazione dei terroristi. Tutto finisce tre minuti più tardi. La prima auto ad arrivare è una Fiat 132, quella su cui verrà fatto salire l'ostaggio. A bordo vi sono tre persone: una sosta, mentre le altre due salgono a piedi su via Stresa portando una grande borsa. Subito dopo arrivano due 128, che i testimoni vedono scendere in via Fani, contromano e a passo d'uomo.
Seguono una Fiat 128 targata Corpo Diplomatico, una che sbarra a monte via Maderno e una moto Honda. Il gruppo che opera è costituito da circa 19 terroristi: 9 per sparare, 6 alla guida e 4 di copertura. Vengono colpiti prima l'appuntato Domenico Ricci e Oreste Leonardi, che è alla guida della Fiat 130 di Moro. Dal lato sinistro della strada, i terroristi aprono il fuoco contro l'Alfetta uccidendo Raffaele Iozzino, sceso con la pistola d'ordinanza dall'auto, Giulio Rivera, e ferendo gravemente Francesco Zizzi, che morirà poco dopo al Policlinico Gemelli.
Sui fatti di via Fani ''non è ancora emersa tutta la verita': l'ipotesi che ci stata una sorta di congiura si fa sempre più robusta'', dice Ferdinando Imposimato, dal 1978 al 1984 giudice istruttore del processo Moro...leggi tutto

giovedì 7 marzo 2013

Storia di Barlaam e Ioasaf - La vita bizantina del Buddha (recensione) da archiviostorico.info

a cura di Paolo Cesaretti e Silvia Ronchey - Einaudi ed.
IL LIBRO – Capofila di tutte le storie cristianizzate del Buddha, questo testo bizantino degli anni intorno al Mille ha una genesi affascinante tra il Caucaso e il Monte Athos, in un intreccio di lingue, culture e religioni diverse. A questo proposito l'introduzione di Silvia Ronchey è un "romanzo di filologia" che mostra come lo studio della tradizione dei testi possa toccare il cuore degli snodi culturali e, in questo caso, degli intricati rapporti fra Occidente e Oriente. La "Storia di Barlaam e loasaf" racconta di un principe indiano che, grazie agli insegnamenti di un anacoreta, fugge dal palazzo dove il padre l'ha rinchiuso per proteggerlo dai mali del mondo, abbandona il destino regale e avvia il suo percorso mistico-eremitico. Che la storia ricalcasse quella del Buddha se ne erano accorti già gli studiosi di fine Ottocento, ma la matassa dei passaggi e delle mediazioni è stata dipanata solo in anni recenti, anche grazie all'edizione critica pubblicata da Robert Volk nel 2009. Basandosi sul suo testo e sui suoi apparati, Paolo Cesaretti consegna ai lettori una puntuale revisione della traduzione (di entrambi i curatori) e una ristrutturazione delle note e degli indici, che completano l'informazione aggiornata sull'insieme dell'opera fornita nel saggio introduttivo. Si possono così apprezzare sia le qualità narrative del testo sia la ricchezza allusivo-sapienziale delle parabole incastonate nel racconto, che hanno affascinato molti scrittori nel corso dei secoli...leggi tutto

lunedì 4 marzo 2013

Bomba inesplosa vicino alla cantina 'Due Palme' (da LecceSette)

Inquietante ritrovamento a Lecce: una bomba inesplosa davanti alla Cantina Due Palme
Artificieri in azione questa mattina a Lecce. Un ordigno, fortunatamente inesploso, è stato ritrovato davanti alla Cantina Due Palme, in via Benedetto Croce, all'incrocio con viale Japigia, a Lecce. La bomba, con tutta probabilità piazzata nella notte, è adesso sotto osservazione degli artificieri, giunti sul posto per renderla inoffensiva. Sul caso indagano i militari del nucleo investigativo
Maggiori dettagli in seguito...leggi il post originale con i commenti

giovedì 28 febbraio 2013

Frana un altro pezzo di costa, il mare sta cambiando il volto di Torre Sant'Andrea (da Lecce Prima)

Le onde, sospinte dal forte vento di scirocco, hanno fatto crollare di notte un ulteriore tratto di costone roccioso. Esteso fino 30 metri il divieto di balneazione e navigazione. Il Comune ha già presentato un progetto in Regione

TORRE SANT'ANDREA (Melendugno) - La roccia continua a franare, a Torre Sant'Andrea, marina di Melendugno. Il mare, impietoso, prosegue nella sua secolare opera di erosione della costa. E uno dei tratti della litoranea adriatica più rinomati del Salento sta cambiando rapidamente volto.
Le mareggiate non risparmiano nulla e due settimane dopo le prime avvisaglie, nella notte appena trascorsa, le onde, sospinte dal forte vento di scirocco, hanno continuato a demolire una fetta di roccia nel tratto in cui, al di sopra, passa una stradina selciata, che è rimasta letteralmente troncata. Un tratto molto frequentato, peraltro, soprattutto d'estate. E' una fortuna, quindi, che il crollo sia avvenuto in un orario e una stagione in cui la marina è pressoché deserta.
I primi a svolgere un sopralluogo, questa mattina, sono stati gli agenti di polizia municipale del Comune di Melendugno. L'area era ovviamente già monitorata, dopo il precedente cedimento. Subito dopo sono intervenuti i militari della guardia costiera di San Foca, dipendenti dall'ufficio circondariale marittimo di Otranto. Il punto pericolante è stato ulteriormente transennato e la precedente ordinanza di divieto di balneazione e navigazione estesa, fino a un raggio di 30 metri dalla costa, nel tratto interessato...leggi tutto

Daniele Lo Presti, il fotografo dei vip ucciso con un colpo di pistola alla testa. Minacce e auto incendiata in passato (dal Messaggero)

Daniele Lo Presti, 42 anni, lavorava per LaPresse ed è stato trovato morto iera sera: aveva un appuntamento con due colleghi per fare footing ma non ci è mai arrivato

Il fotografo dei vip Daniele Lo Presti, trovato morto ieri a Roma, è stato ucciso da un colpo di pistola alla testa. Inizialmente si era pensato a una caduta accidentale forse dovuta ad un malore, poi è stato verificato che l'uomo è stato ferito mortalmente da un proiettile. In passato aveva ricevuto minacce, la sua auto era stata incendiata. Neanche un mese fa un altro fotografo, Danilo Cerreti, 51 anni, è morto in un incidente stradale a Porta Ardeatina. Tra i suoi scoop il tradimento di Brad Pitt e lo strip di Sara Tommasi in strada.
Lo Presti, 42 anni lavorava per l'agenzia LaPresse ma spesso i suoi scoop venivano pubblicati anche dal sito Dagospia. Operava soprattutto tra Sabaudia e Formentera dove con la sua macchina fotografica inseguiva vip e personaggi famosi.
Foto
- Il luogo del delitto
Il cadavere ieri era stato notato da un passante, lungo un tratto della pista ciclabile sotto ponte Testaccio: era riverso in terra con indosso solo una tuta, una tshirt, le scarpe da ginnastica e le chiavi di casa al collo...leggi tutto